Posts Tagged ‘Scalata’

La parola di Edita Pucinskaite

mercoledì, maggio 20th, 2009


Le difficoltà e l’infinita passione

 La stagione ciclistica femminile è entrata nel vivo a tutto fuoco, schizzandocome un nervo vivo fin dalle prime apparizioni. Il calendario nazionale, sempre più anoressico, non permette più ormai di scaldarsi nei circuiti primaverili, così come accadeva una volta permettendo la ricerca della brillantezza e verifica della condizione nell’attesa degli appuntamenti internazionali di un certo peso.  A rimetterci sono state soprattutto le velociste pure in quanto, le prime corse dell’anno, di regola erano loro esclusiva. Marzo e aprile, i primi due mesi agonistici, si sono presentati esattamente così: poche corse, tutte internazionali, tutte selettive.  Faticaccia per “le vecchie” di lunga esperienza, quasi una “mission impossibile” per le ragazzine al battesimo con il professionismo. E stato un bel tuffo nella bufera per molte di loro, con l’obbiettivo di sopravvivere e uscire rinforzate dalla tempesta, a meno che non ti chiami Marianne Vos, capace di dominare in salita, discesa, volata e crono, imponendosi così su strada, pista e ciclocross fin dal primo impatto con le big. La varietà della sua collezione iridata fa davvero impressione e suscita  rispetto. Il brusco impatto con la dura realtà non è stato vissuto certo come un problema. Nessuna ha sbuffato o ha fatto delle smorfie, anzi, incontrarsi e confrontarsi dopo un infinito inverno fa sempre piacere. Ben vengano corse di primo piano e di prestigio con strade che raccontano la storia di un eroico ciclismo, ma anche quelle nuove,  pur sempre farcite di salite, muri e pavè! Percorsi veritieri, qualità atletica di spessore mondiale, battaglia, sfida, spettacolo: sono proprio questi i sinonimi del “vogliamo crescere”. Se però le prime prove di coppa del mondo – che racchiudono il massimo del vertice ciclistico – fossero  affiancate da corse “di contorno”, avremmo un quadro diverso. Un dipinto che non urlerebbe, ma si presenterebbe più armonioso, meno frettoloso, più completo e multicolore, proprio come avveniva una volta e come da sempre accade nel ciclismo professionistico maschile. E a noi… quanto ci mancano quei brevi giri di tre – quattro, massimo cinque puntate, distribuite tra marzo e maggio, ovvero Giro di Pordenone, Giro di Bolzano, Giro di San Marino… tutte manifestazioni saltate come birilli, una dopo l’altra nell’arco di pochi anni… Come anche gli appuntamenti primaverili in Francia  (Tour de Vendee, Tour de Epinal), o in Spagna  (Vuelta Castilla y Leon, Giro di Mallorca), tutti archiviati e dimenticati. Un quadro, questo attuale, che purtroppo ha ben poco da farsi ammirare. 
Ma non accade nulla per caso: tutte queste e tante altre corse hanno dato forfait a malincuore per problemi finanziari. Ci dicono che la crisi economica ha soffocato qualunque buon proposito…e la sola volontà, da sola  non basta più. Nessuna passione, neanche quella più pura es innocente è capace di campare d’aria autoalimentandosi. Le aziende –ci dicono- convivono con la paura di fallire e questo terrore sta scoraggiando nuovi investimenti e provocando un momento di stallo delle sponsorizzazioni.
Un altro analogo dipinto, per l’ipotetico museo ciclistico femminile, lo stanno regalando le formazioni ciclistiche della penisola. Alcune sono in difficoltà e non hanno fondi sufficienti per sopportare le trasferte all’estero, che rappresenterebbero un costo eccessivo per un budget improvvisamente molto ridimensionato. Altre faticano a rimborsare le atlete, creando l’ansia e nervosismo in un gruppo già solido e cementato. Lo sponsor è in stand by – ci riferiscono – non arrivano più le richieste, la produzione è temporaneamente bloccata, un momentaccio…
La crisi economica  colpisce e fa male…. non si parla più di altro ormai… Ma a volte le difficoltà fortificano, fanno crescere e maturare. I soldi sono pochi, ma dobbiamo ugualmente tenere i nervi saldi, confidando in tempi migliori. E provare intanto a cancellare con il sudore della pedalata, quelle inutili ruggini di insoddisfazione, frustrazione ed ammarezza prodotti dal periodo d’insicurezza…. prendendo l’esempio da chi ha sofferto e soffre veramente. Mi riferisco al  terremoto d’Abruzzo il quale in pochi istanti ha azzerato interi paesi, cancellando vite e ricordi.
Il popolo abruzzese ha reagito con grande coraggio, personalità e carattere invitando tutti noi, decisamente più fortunati, a farsi un esame di coscienza, riflettendo e rivalutando certi valori. Noi  abbiamo scelto un’attività basata sulla fatica, ma la sofferenza fisica non sarà mai paragonabile al dolore che provocano le crepe dell’anima.
Attraversiamo un momento che “butta” poco e a fatica, ma sono problemini miseri e ridicoli al confronto con le perdite umane.  Siamo qui a pedalare e inseguire i sogni, nel frattempo qualcuno vive (tuttora) in una qualche tenda azzurra… in attesa di ripartire da zero.
La passione e la voglia di ciclismo restano un faro luminoso per la faticosa verso le stelle. La ruota della carovana non si è mai fermata… gira lentamente, tocca i freni poi riprende, fa un giro a vuoto ma poi torna a ruotare con regolarità. La passione non dipingerà mai dei suoi colori tutto quello che incontra per la via, pedalando in solitudine sul ciglio della strada, ma è bisognosa di affidabili compagni di viaggio. Quella color rosa esige una maggiore visibilità e professionalità, ma anche delle regole chiare, precise ed uniformi, universalmente accettate e rispettate.
Un abbraccio
Edita

www.ciclismoinrosa.net

via  http://ciclismorosa.blogspot.com/2009/05/la-parola-di-edita-pucinskaite.html

La nuova Cuneo-Pinerolo

mercoledì, aprile 8th, 2009

Finalmente sono giunte notizie sulla tappa che ha fatto discutere negli ultimi mesi. La Cuneo-Pinarolo è stata modificata quasi completamente, tolti praticamente quattro passi su cinque, aggiunte altre due salite e alla fine dei conti, appare interessante.
Via Maddalena, Vars, Izoard e Monginevro, la tappa sarà piatta per quanto riguardano i primi 125 km dopodiché si sale a Moncenisio, salita lunga circa 14 km. Si scende a Susa e si comincia la lunga verso il Sestriere che male non farà viste le pendenze non selettive. Da Sestriere picchiata verso Villar Perosa e da qui si scala il Colle Pra Martino, 7 km con un tratto anche al 16% di pendenza. Qualcosa potrebbe succedere anche se Pra Martino non è una salita continua, alterna tratti duri a tratti più facili, però come trampolino può andare più che bene visto che dalla cima di questa salitella mancheranno solo otto chilometri all’arrivo di Pinerolo.
Cosa ne rimane quindi della versione storica? Quasi nulla ma attenzione, se quella originale era una tappa dal grande dislivello e dalle lunghe salite (ma anche dal finale molto brutto), la nuova versione propone invece un pizzico di fantasia in più. Non sarà più considerato tappone alpino ma certamente una tappa di media montagna che disegnata in questo modo può fare ancora più spettacolo.

Vedi anche

via  http://pensiericiclismo.blogspot.com/2009/04/la-nuova-cuneo-pinerolo.html

10 Tappa

martedì, aprile 7th, 2009

Decima tappa Giro 2009: Cuneo-Pinerolo

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La tappa più lunga (250 km), la tappa più storica, la tappa di Fausto.
Quell’anno, il 1949, andò in scena una delle più belle imprese che il mondo delle due ruote ricordi.
Il “Campionissimo”, Fausto Coppi, partì dopo pochi km e giunse in solitaria al traguardo, dopo 192, conquistando la .

Una frazione monstre che – non a caso – è preceduta dalla facile Milano-Milano completamente pianeggiante. Il 19 maggio, un martedì, saranno cinque i GPM: Colle della Maddalena (31,8 km, 1105 metri di dislivello, pendenza massima 8%), Col de Vars (14,4, 800, 13%), Col d’Izoard (14,2, 1007, 14%), Col de Montgenèvre (12,2, 643, 11%) e il Colle del Sestrière (11,2, 701, 11%).
In realtà non sono montagne, sono leggende italo-francesi che nascondono molte insidie: qui si rischierà davvero di saltare.

Dopo il 1949, la Cuneo-Pinerolo è tornata nel 1954 (Bitossi), nel 1982 (Saronni) mentre nel 2007 nella cittadina piemontese si è disputato l’arrivo della Serravalle Scrivia-Pinerolo – vinta da Alessandro Petacchi in volata – e nel 1993 è stata città di partenza della cronoscalata vinta dal grande Miguel Indurain.

ALTIMETRIA
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LE SALITE

COLLE DEL MONGINEVRO
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COLLE DELLA MADDALENA

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COLLE DEL SESTRIERE

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Fonte: SPORTLIVE.IT

Sanremo che vieni, Milano che vai

giovedì, marzo 19th, 2009

Un Sabato di qualche anno fa si sarebbe aperta la consueta e bellissima Coppa del Mondo. Oggi, invece, il tutto viene generalizzato, la Milano-Sanremo, come del resto la Paris-Roubaix, è denominata corsa storica.
Andiamo ad analizzare il percorso. Prima di tutto, chilometraggio sconvolgente se pensiamo che è Marzo. 298 chilometri, anche se per la maggior parte in pianura, si fanno sempre sentire. Si parte da Milano, poi Pavia, si scende sino a Campo Ligure, qui si scala il Passo del Turchino dalla parte più breve e si scende verso Varazze e Savona. Arrivati circa al duecentesimo chilometro comincia la salita delle Manie e qui qualcuno potrebbe anche lasciarci le piume. Si proseguirà per Albenga, Alassio prima di iniziare gli ultimi cinquanta chilometri, pieni di insidie. Cominciano i tre “capi”, Capo Mele, Capo Cervo, Capo Berta, mai decisivi, quindi Imperia e la della Cipressa. La corsa, se resa dura, a quel punto potrebbe perdere alcuni uomini di spicco. L’ultima insidia prima di Sanremo è come di consueto il Poggio che molte volte rappresenta l’illusione di un finale diverso.
Favoriti principali sono Petacchi, Bennati e Boonen, tutti e tre hanno dimostrato di tenere bene nelle salite della Tirreno, quindi saranno i primi nemici da non portare allo , se si vuole vincere. Manca il vincitore della Parigi-Nizza il quale poteva sfruttare le sue doti da discesista. Peggio per lui. Mancano Ballan e Cancellara per motivi di salute ma ci sono Scarponi e Rebellin, oltre a Pozzato, l’ultimo degli italiani ad alzare le braccia al cielo in quel di San Remo.
La città dei fiori è pronta, dopo il Festival della canzone italiana, Sabato ci sarà quello del ciclismo internazionale. Si assapora già aria di Primavera ed è proprio questa classica a dare il benvenuto alla nuova stagione primaverile.
Dopo sette anni ritorna Lance Armstrong, giusto per dovere di cronaca andava scritto. L’americano ha già detto che lui e la sua non hanno possibilità alcuna di vittoria. Qualcuno, anni fa avrebbe detto “Non è la mia corsa ma provo a vincerla lo stesso”. La fantasia ha spesso ripagato.

via  http://pensiericiclismo.blogspot.com/2009/03/sanremo-che-vieni-milano-che-vai.html

Vesuvio… scontro finale

martedì, marzo 17th, 2009

Continua la serie di storie dedicate ad alcune tappe significative del Giro d’Italia 2009. Oggi si parla del Vesuvio, l’ultimo arrivo in salita dell’edizione del . Il Vesuvio è una salita cattiva, una di quelle che non ha molto da invidiare ai passi alpini. Una salita che può sconvolgere ancora la classifica, nonostante in molti sostengano che dal BlockHaus in poi, la non cambierà.
Dodici chilometri e mezzo, i primi tre facili, poi, dal terzo chilometro, comincerà la “samba”. Pendenze raramente inferiori al 7% e che spesso si mantengono oltre l’8%, toccando anche il 10,9%. Non è una salita continua, i tratti per il recupero ci sono ma gli ultimi tre chilometri non mollano mai e saranno i più significativi dell’intera ascesa.
Quante volte il Giro d’Italia ha fatto arrivo sul famoso vulcano della Campania? Non molte ma quanto basta per scrivere un pezzetto di storia.
La prima volta fu nel 1959, esattamente cinquantanni fa. Erano gli anni di Anquetil e Gaul. I due si trovarono faccia a faccia per sfidarsi in quell’annata dove il Vesuvio veniva proposto come cronoscalata di otto chilometri. Gaul aveva preso la sul passo toscano che di nome fa Abetone, togliendo la supremazia ad Anquetil. La situazione non cambiò fino alla cronoscalata del Vesuvio. Parve evidente la superiorità dello scalatore lussemburghese, vincitore di quella settima tappa contro il tempo. Gaul fu padrone della corsa fino a Rovereto (14° tappa), perse la maglia ai danni di Anquetil a Bolzano, quest’ultimo parve il vero favorito quando vinse la cronometro di Susa, a due giorni dal termine. Ma mancava ancora una tappa in salita, quella che faceva arrivo a Courmayeur. Gaul attaccò sul Piccolo San Bernardo mandando in crisi Anquetil e guadagnando al traguardo ben nove minuti. L’angelo della montagna poteva finalmente vendicarsi dello sgarbo della pipì subito due anni prima.
Per ritrovare il Vesuvio al Giro d’Italia, bisogna aspettare trentun anni. 1990, l’anno di Gianni Bugno, in tutti i sensi. Questa volta è una tappa effettiva, la terza nonchè primo arrivo in salita di quella edizione. Bugno è di fatto già in rosa dopo la vittoria nel cronoprologo di Bari. Vinse Eduardo Chozas, scalatore spagnolo che visse la sua giornata di gloria mentre Bugno metteva i primi mattoni in vista di Milano, che lo avrebbe visto sul gradino più alto del podio.
A differenza dei due precedenti arrivi, quest’anno il Vesuvio è collocato alla fine del Giro. Presumibile che non passerà inosservato, ci sarà selezione, le forze per alcuni cominceranno a mancare, per certi potrebbe essere l’ultima possibilità di mettere in difficoltà gli avversari, di certo, solo una volta in cima al Vesuvio potremmo dire chi sarà il vincitore finale del Giro del .

via  http://pensiericiclismo.blogspot.com/2009/03/vesuvio-scontro-finale.html

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