Il Giro del Centenario non poteva che essere qualcosa di sorprendente, avulso dai passati tracciati, ideale per celebrare un secolo di grande ciclismo, da Ganna a Girardengo, da Binda a Bartali, da Coppi a Magni, passando per Gimondi, Motta, Taccone, Baronchelli, Saronni – non dimenticando Merckx – Bitossi, Hinault, Indurain, Pantani, Bugno e tutti gli ultimi vincitori.

Partenza a Venezia – già protagonista anni fa grazie a una follia dell’ex patron Torriani (indimenticabili i ciclisti su passerelle larghe mezzo metro tra le calli) – con un cronoprologo il 9 maggio (Mestre-Venezia), a seguire tappa a Trieste (e qui un altro amarcord: ricordate i corridori, appena dopo la guerra, presi a sassate dalla popolazione nel Giro della rinascita?), poi Grado, Padova (con arrivo a San Martino di Castrozza) e un primo assaggio di Dolomiti.
Sesta tappa con sconfinamento in Austria – da anni presente nel tracciato per esigenze turistiche – per raggiungere Innsbruck e ritornare poi in Lombardia. Con l’ottava tappa si arriva a Como per poi deviare verso Torino e affrontare, alla decima tappa, un’interessante Cuneo-Sestriere: qui le salite papabili sono diverse, si parla di Col della Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro… cime mitiche, degne di un centenario che si rispetti.
Riposo il 18 Maggio, a seguire 11esima tappa – a Genova – con una cronometro individuale e poi diritti verso la Versilia, passando da Lerici, Firenze-Bologna, a braccetto dell’Appennino, per arrivare a Rimini, dove si svolta per scendere in picchiata verso sud, attraverso le Marche, Chieti, Sulmona e, via via, dritti fino a Benevento, Avellino e – meraviglia – Napoli con il Vesuvio.
Per finire, dal capoluogo campano si andrà ad Anagni e poi a Roma, per chiudere – davvero – in bellezza. Sono tutte indiscrezioni ma un Giro del genere non può che far sognare, perdonateci quindi eventuali errori e omissioni in attesa delle conferme ufficiali a inizio dicembre, quando la corsa si svelerà a tutti, non di sottecchi, ma in pompa magna. Come merita.






